Sviluppo della tecnologia: è un bene o un male?

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SviluppoTecnologia

 

Questo sarà un post un po' diverso dal solito. Qua su Tux Maniacs ci occupiamo di tecnologia ma alcune volte ci piace sperimentare un po'. Ecco quindi una riflessione nata da alcune discussioni riguardanti il progresso tecnologico e il mondo del lavoro.

Ma partiamo dall'inizio: uno di questi giorni ero in macchina con un amico. Ad un certo punto mi pone la seguente domanda:

 

"Ma secondo te, prima o poi i computer ci sostituiranno?"

 

E' una domanda a cui è facile rispondere: No.
Ben più difficile è argomentare correttamente una risposta.

La prima cosa che mi viene in mente è che la tecnologia, o meglio il suo progredire, è una forma come un'altra del processo di evoluzione. In che senso? Nel senso che noi creiamo un innovazione per semplificarci la vita e in questo modo fare qualcosa d'altro di più utile. Lo facciamo da quando siamo primati e spaccavamo le noci con le pietre, a quando abbiamo sviluppato l'agricoltura fino a quando abbiamo sfruttato la potenza del vapore durante la rivoluzione industriale. Insomma, è nel nostro DNA.

Facciamo un esempio. Quando Thomas Edison inventò la lampadina ha risposto a quella che era un esigenza, cioè che illuminasse maggiormente e più a lungo della candela. Certamente ha tolto dei posti di lavoro a chi creava, trasportava e vendeva le candele, ma quanti posti di lavoro ha creato grazie alla lampadina?
Ci doveva essere quello che costruiva la lampadina, quello che te la vendeva, quello che ti faceva passare i fili in casa, quello che ti forniva l'energia elettrica, eccetera eccetera.

Quindi la nuova tecnologia, come abbiamo visto, crea nuovi posti di lavoro direttamente o indirettamente che sia, e ne crea molti di più di quanti ne vengono persi.
Le stime, fornite da Cisco, infatti parlano di 2.6 posti di lavoro in più per ogni unità persa, e lo dice un'azienda che mastica innovazione come fossero caramelle.

Questo è più o meno quello che ho detto al mio amico di cui vi ho parlato all'inizio dell'articolo. Per niente sazio il mio compagno di viaggio mi pone un' altra considerazione:

 

Guarda, ho capito il tuo discorso. Però cosa mi dici di tutte quelle aziende (Amazon [Nda]) che stanno man mano sostituendo i magazzinieri e gli operai con dei robots?

Sinceramente non ho saputo rispondergli immediatamente. Allora, qualche giorno dopo, ritornato dal nostro viaggio mi sono messo computer a interrogare Google per cercare un documento, un video, qualunque cosa che potesse rispondere alla domanda.

Navigando ho trovato un bellissimo articolo del MIT Technology Review che racconta una realtà diversa da quella che immaginavo. Vi faccio un riassunto in modo che voi non vi dobbiate leggere tutto il papiro in inglese.

Fondamentalmente i due autori sostengono che l'automazione robotica, che sta avvenendo all'interno delle più grandi fabbriche, sta bruciando più lavori di quanti non ne stia creando.
Perchè? Il motivo può essere capito analizzando meglio la storia. Tracciamo un grafico con due assi, sulle ascisse inseriamo gli anni, e sulle ordinate inseriamo la produttività delle fabbriche. Ora tracciamo un grafico molto simile in cui le ascisse rimangono uguali ma sulle ordinate inseriamo il numero di posti di lavoro in totale in quell'anno.

 

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Se sovrapponiamo le due curve vediamo che partendo dal 1947 e arrivando ai primi del 2000, il gap tra queste è pressochè costante. Si ha un salto molto accentuato in cui l'incremento della produttività resta pressapoco costante, mentre trend di incremento del numero totale di posti di lavoro è meno accentuato.

Questo cosa vuole dire? Vuol dire che la produttività continua ad aumentare in maniera costante, mentre abbiamo una flessione del numero totale di posti di lavoro che non riesce a stare al passo.

Ecco che sorge una domanda: perchè?
Il motivo diretto è che negli ultimi anni l'impiego di unità robotiche all'interno delle grandi fabbriche è aumentato molto con una significativa riduzione della richiesta di posti di lavoro.

Indirettamente è possibile vedere come il progresso tecnologico aumenti troppo velocemente in relazione alla crescita della società, rispetto a quanto accadeva in passato. Questo vuole dire che chi ha perso il lavoro a causa dell'invenzione della lampadina non riesce ad essere riassorbito in tempo dalla società in modo che possa sfruttare o lui o i suoi figli le nuove opportunità offerte dal nuovo sviluppo tecnologico.

Stiamo andando troppo in fretta anche perchè normalmente chi può sfruttare maggiormente le sopracitate opportunità sono i figli o i nipoti di quelli che anno perso il lavoro per quel motivo. È un po' macabro, lo ammetto, ma forse è così.

Il nocciolo del problema è questo: eliminando il posto di magazziniere/operaio vengono a crearsi nuove prospettive di lavoro meno declassate rispetto alle figure che sono state eliminate. È indubbiamente un lato positivo.
Di contro però possiamo affermare che purtroppo la tecnologia sta avanzando troppo velocemente rispetto a quanto non faccia la società.

Non so dirvi se alla fine sia un bene o un male, so solo che lo vedremo con il passare degli anni. Oggi non possiamo fare altro che scommettere e ben sperare.

So cosa pensate. Io volevo scrivere una conclusione che fosse... conclusiva. Purtroppo non è possibile. Il problema è aperto e la discussione è sul tavolo. Ai posteri la sentenza.

Per stimolare la vostra curiosità e il senso critico, vi lascio due articoli su cui mi sono basato che parlano dell'argomento. Uno è a favore ed è quello di Wired, l'altro invece è del MIT Tecnology Review ed è contro.
Fateci sapere nei commenti cosa ne pensate! 😉

 

FONTI:

Dottore in Informatica. Appassionato di computer fin dal primo PC Olivetti con Windows 95 e la bellezza di 8 MB di RAM.
Utilizzatore Linux da 5 anni, credo profondamente nella filosofia open source.
Dopo tante distro provate sul mio fidato Toshiba, uso Fedora per lo studio e il divertimento.

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